CARLO BAZZI

 

da: VIVA CASSAAN!

 

Martuladi in vers...cassanes

Ristampate a favore

dell'Asilo di Cassano d'Adda

 

Cassane D'Adda, 7 Ottobre 1948.

 

Non so se tutti approveranno questo mio gesto di ristampare dei versi scritti mezzo secolo fa. 

Vi dirò che il timore che i cassanesi non li trovassero attuali mi ha fatto, sino ad ora, rimandare la pubblicazione malgrado le gentili insistenze degli amici.

L'invito da parte del Circolo di Coltura Abduana, sotto i cui auspici questa ristampa viene fatta, e il pensiero che questo piccolo opuscolo, come l’originale stampato nel lontano 7 Ottobre 1907, servisse per un'opera di bene, hanno vinto le mie titubanze.

Ho pensato di fare cosa grata al lettore ristampando anche la prefazione di allora nella quale era stata tratteggiata la figura di mio nonno che così potrà essere conosciuto da tutti quelli che non lo hanno mai neppure sentito nominare.

Era un cassanese Carlo Bazzi che ha amato profondamente il suo paese: e io mi auguro che la lettura dei suoi versi serva a far aumentare in ognuno l’attaccamento per Cassano che, dall'accresciuto amore dei suoi figli, trarrà sempre maggiore benessere.

DR. MARIO BAZZI

 

Umile, senza pretese. Carlo Bazzi avrebbe lasciato appassire, senza raccoglierli, i fiori di poesia che sbocciavano giorno per giorno sul suo cammino, se il desiderio di concorrere a un'opera buona non avesse vinto le sue ritrosie. Alla voce dell'infanzia, che invocava abbandonata nelle cascine della sua Cassano, la carità del natio loco e l'affetto, in lui supremo, pei bimbi si fusero in un'unica segreta aspirazione e ne venne questa ghirlanda semplice e viva. La morte, è vero, l'interruppe: con desiderio cercammo fra le carte dell'indimenticabile amico ogni minimo accenno, ogni sorriso d'arte; ma non osammo dar l'ultimo tocco alle fantasie appena lineate, paghi di riunire quanto appariva completo e lieti che, pur senza i fiori dispersi, l'omaggio reso dall'uomo buono al suo paese avesse un così intimo e schietto effluvio di gentilezza e poesia.

Chiamato a vivere lontano dalle rive dell'Adda, da lui tanto caramente dilette, egli ne aveva portato in cuore, eterna, la nostalgia; le immagini delle case alte sullo specchio dell'acque e dei boschi solenni venivano, coi ricordi fioriti in mezzo al popolo, a tentare soavemente la sua Musa, che, prona ad ascoltare le voci delle cose semplici e buone, si abbandonava alle nascenti fantasie coll'affetto umile e devoto d'un amante. Ecco il Castello evocatore di memorie, ecco la Muzza, il Ponte, la Cavalchina, e, per tutto, il quieto popolo operoso, colle sue intime gioie e le sue canzoni, coi dolori e l'amore. Ogni cosa ha il palpito del poeta e del poeta rispecchia gl'intimi sensi: il ponte è lieto di crollare per le mine degli Austriaci finalmente cacciati, come sui campi insanguinati di Custoza il giovane volontario aveva anelato a morire per l'Italia libera e grande; le case del Roscett vorrebbero scomparire, per togliere una vergogna alla terra diletta, ed hanno in quel desiderio il fremito del cittadino che tende con fede tenace al miglioramento del popolo.

L'opera sale quindi dalla semplice rappresentazione della vita comune a qualche cosa di fortemente civile, e ben merita il sorriso aperto e luminoso dell'infanzia, di cui si adorna e che tanto fu caro al poeta.

Inno più vivo Egli non poteva sciogliere al suo paese in nome di più gentile idea; e Cassano accoglierà l'omaggio amoroso, inviando alla tomba lagrimata un memore saluto e mostrandosi non indegna dell'ultimo elogio del figlio diletto, che la proclamava bella non solo, ma anche generosa e buona.

 

Prof. GIOVANNI ZANCONTI

 

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